Immagine elaborata con l’AI.
Ci ho messo più di cinquant’anni per capire una cosa che, a raccontarla oggi, sembra persino semplice.
Non sempre abbiamo bisogno di aggiungere qualcosa alla nostra vita. A volte abbiamo bisogno di lasciare andare.
E pensare che per anni ho fatto esattamente il contrario.
Quando qualcosa non mi soddisfaceva, cercavo una nuova soluzione.
Un’altra dieta.
Un altro tentativo.
Un altro lunedì da cui ricominciare.
Un altro di quei famosi “da domani cambio tutto”.
Quante volte me lo sono detto!
E ogni volta ero convinta che quella sarebbe stata la volta buona.
Poi, magari, qualcosa non andava come avevo immaginato e mi ritrovavo nuovamente al punto di partenza.
O almeno così mi sembrava.
Perché oggi, ripensandoci, mi accorgo che il problema non era soltanto quello che facevo o non riuscivo a fare.
C’era qualcosa di molto più profondo che continuavo a trascinarmi dietro.
Continuavo ad aggiungere, senza chiedermi cosa stessi portando
Per molto tempo ho pensato che cambiare significasse necessariamente fare qualcosa in più.
Impegnarmi di più.
Avere più disciplina.
Trovare un metodo nuovo.
Organizzarmi meglio.
Essere più costante.
E quando non riuscivo a rispettare quello che mi ero proposta, la prima persona con cui me la prendevo ero io.
Mi sentivo come se non avessi abbastanza volontà.
Come se il fatto di non riuscire a portare avanti un cambiamento significasse aver fallito.
Ma non mi fermavo quasi mai a chiedermi che cosa stessi vivendo davvero.
Quali pensieri mi accompagnavano.
Quali paure mi frenavano.
Quanto contasse il giudizio degli altri nelle mie decisioni.
E soprattutto quanta energia spendessi a rimproverarmi per quello che non ero ancora riuscita a fare.
Continuavo a cercare qualcosa da aggiungere, mentre ignoravo tutto quello che mi portavo addosso.
Il peso che non si vede sulla bilancia
Quando si parla di peso, il pensiero corre subito ai chili.
E io, di diete e tentativi, ne so qualcosa.
Ma c’è anche un altro tipo di peso, quello che non puoi misurare salendo su una bilancia.
Le paure.
I sensi di colpa.
Le preoccupazioni.
Quella sensazione di aver deluso te stessa ancora una volta.
Le vecchie abitudini che continui a ripetere anche quando vorresti fare diversamente.
E poi il giudizio degli altri.
Ah, quello!
A volte bastano poche parole per rimettere in discussione una decisione che avevi preso con convinzione.
“Ma sei sicura?”
“Vedrai che tanto non durerà.”
“Hai già provato altre volte.”
Oppure siamo noi stesse a immaginare cosa potrebbero pensare le persone.
E così finiamo per giudicarci ancora prima che lo facciano gli altri.
Non voglio dire che tutto questo sia la causa dei problemi con il peso o che basti liberarsi dai pensieri negativi per risolverli.
Sarebbe troppo semplice, e la realtà è ben diversa.
Sto parlando di ciò che ho vissuto io, di come certe emozioni e convinzioni hanno accompagnato per anni i miei tentativi di cambiamento.
E di quanto sia stato importante cominciare a riconoscerle.
La svolta è arrivata quando ho cambiato domanda
A un certo punto ho iniziato a guardare le cose in maniera diversa.
Invece di chiedermi continuamente “Cos’altro devo fare?”, ho cominciato a domandarmi:
“Che cosa posso smettere di portarmi dietro?”
Non è stata una scoperta che ha fatto sparire improvvisamente ogni difficoltà.
E non è bastato prendere una decisione perché tutto cambiasse dal giorno alla notte.
Ma è cambiato il modo in cui ho iniziato a guardarmi.
Ho cominciato a mettere in discussione quella convinzione secondo cui dovevo sempre fare di più, essere migliore, raggiungere qualcosa per sentirmi soddisfatta.
Ho iniziato a capire che un tentativo andato male non cancellava tutti quelli che avevo fatto.
Che cambiare idea non significava necessariamente arrendersi.
Che potevo ascoltare un consiglio senza sentirmi obbligata a seguirlo.
E che il giudizio degli altri non doveva avere sempre l’ultima parola sulla mia vita.
Soprattutto, ho cominciato a concedermi una cosa che per tanto tempo avevo fatto fatica a riconoscermi: la possibilità di essere una persona in cammino, senza dovermi continuamente rimproverare per non essere già arrivata.
Lasciare andare non significa dimenticare
C’è una cosa che voglio chiarire.
Quando parlo di lasciare andare, non intendo far finta che il passato non sia esistito.
Non possiamo cancellare le difficoltà che abbiamo affrontato.
Non possiamo decidere di non provare più paura, tristezza o preoccupazione.
E non sempre possiamo allontanarci da tutto ciò che ci pesa.
La vita vera è fatta anche di responsabilità, relazioni complicate, problemi da affrontare e giornate in cui non abbiamo tutte le risposte.
Per me lasciare andare significa soprattutto smettere, quando ci riesco, di aggiungere altri giudizi alle difficoltà che sto già vivendo.
Se qualcosa non funziona, posso cercare di capire perché, senza trasformarlo automaticamente in una colpa.
Se sono stanca, posso riconoscerlo.
Se ho bisogno di tempo, posso prendermelo.
Se desidero cambiare qualcosa, posso cominciare senza pretendere da me stessa risultati immediati.
Sembrano piccole differenze.
Eppure, nella mia esperienza, hanno cambiato molto il modo di affrontare le giornate.
Non voglio più aspettare il prossimo lunedì per volermi bene
Sai una cosa che oggi mi fa sorridere?
Ripensare a tutti quei lunedì a cui avevo affidato il compito di cambiare la mia vita.
Come se il lunedì avesse qualche potere speciale!
Quante volte abbiamo detto “da lunedì”?
Da lunedì mangio diversamente.
Da lunedì mi muovo di più.
Da lunedì mi organizzo meglio.
Da lunedì comincio a pensare a me.
Poi arriva lunedì, con i suoi impegni, gli imprevisti, le responsabilità.
E se qualcosa non va come previsto, rischiamo di rimandare tutto a quello successivo.
Oggi preferisco pensare che non sia necessario aspettare un giorno particolare per fare una scelta che ci fa stare bene.
E soprattutto che non dobbiamo cambiare tutta la nostra vita in una volta sola.
Possiamo cominciare dalle cose semplici.
Da un’abitudine che vogliamo rivedere.
Da un momento che decidiamo di dedicare a noi.
Dal modo in cui ci parliamo quando sbagliamo.
O anche soltanto dalla decisione di non lasciare che una giornata difficile diventi il giudizio su tutta la nostra persona.
A cinquant’anni passati ho ancora tanto da scoprire
La cosa che mi piace di questo periodo della mia vita è che continuo a scoprire aspetti di me che prima conoscevo poco.
Alcuni cambiamenti sono visibili.
Altri, probabilmente, li noto soprattutto io.
Ma non voglio misurare ogni progresso soltanto attraverso quello che si vede dall’esterno.
Mi interessa anche come vivo le mie giornate.
Come affronto una difficoltà.
Quanto spazio lascio alle cose che amo.
Quanto riesco a essere presente nella mia stessa vita.
Non sono arrivata a un punto in cui posso dire di aver capito tutto.
E, sinceramente, non credo nemmeno che mi piacerebbe!
Ho ancora cose da imparare, abitudini da rivedere, paure da affrontare e qualche vecchia convinzione di cui sorridere.
Ma adesso so che cambiare non significa necessariamente diventare un’altra persona.
A volte significa semplicemente ritrovare parti di noi che avevamo lasciato indietro.
E forse è proprio questo che mi emoziona di più.
Più imparo a lasciare andare quello che non mi serve, più sento di fare spazio alla Federica che voglio essere oggi.
Non una Federica perfetta.
Una Federica vera.
Con la sua storia, i suoi errori, le sue passioni e tutta la voglia di vivere che ha ancora davanti.
E se c’è una cosa che desidero continuare a fare, è condividere questo percorso senza fingere che sia tutto facile.
Ti porto con me nel mio cambiamento.
Magari una mia riflessione, un’esperienza o persino un mio errore potranno aiutarti a guardare qualcosa della tua vita da una prospettiva diversa.
E oggi voglio lasciarti con una domanda.
C’è qualcosa che continui a portarti dietro, anche se senti che ormai è arrivato il momento di lasciarlo andare?
Può essere una paura, un’abitudine, un senso di colpa oppure un’idea che hai sempre avuto di te stessa.
Se ti va, raccontamelo nei commenti oppure scrivimi in privato.
Mi piacerebbe conoscere la tua storia.

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