Il giorno che ho capito che stavo morendo lentamente, senza accorgermene, ero a casa, a testa in giù, in convalescenza dopo l’operazione agli occhi, con la testa appoggiata su un cuscino speciale.
Non potevo guidare, non potevo lavorare, non potevo fare nulla. Passavo le giornate immobile, a testa in giù, sentendo solo il mio respiro e i miei pensieri.
In quei giorni prendevo tanti farmaci. Rassegnato, facevo tutto quello che mi dicevano i medici. Ma dentro di me continuavo a vivere come prima. Mi dicevo: appena sarò meglio, tornerò alla mia vita.
Poi mi sono guardato allo specchio e ho capito la verità. Non stavo solo curando una malattia, stavo pagando il prezzo di anni di rimandi, di posticipazioni, di “sì vabbè, domani lo faccio”. Non era il corpo il problema più grande, era il modo in cui stavo vivendo.
In quel momento ho smesso di chiedermi perché succede a me. Mi sono posto un’altra domanda e ho incominciato a chiedermi: cosa posso fare io, da oggi in poi?
Non potevo controllare tutto, ma potevo scegliere come vivere.
E tu, stai rimandando la tua vita?
Nel prossimo articolo ti spiego la prima cosa pratica che ho fatto.

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