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Ti alzi, vai al lavoro, fai la tua giornata. E intanto, ogni tanto, la domanda arriva: quando potrò andare in pensione?

Non è una domanda da lasciare agli ultimi mesi di carriera. Perché fra una data letta in un titolo e la tua situazione reale ci possono essere anni di contributi da controllare, periodi di lavoro diversi e regole che non sono uguali per tutti.

Sulle pensioni del 2027 circolano annunci e discussioni politiche. Ma una parte dei cambiamenti non è una voce di corridoio: è già scritta nelle indicazioni ufficiali dell’INPS. Partiamo da quelle. E separiamole da ciò che, al 28 ottobre 2026, non abbiamo elementi sufficienti per considerare definitivo.

Il 2027 non è soltanto una discussione sulla prossima manovra

Il 17 marzo 2026 l’INPS ha pubblicato un aggiornamento sui requisiti per il 2027 e il 2028, richiamando la circolare numero 28 del 16 marzo. L’adeguamento discende dalle disposizioni già recepite per l’incremento della speranza di vita: un mese in più nel 2027, tre mesi complessivi nel 2028 rispetto ai requisiti del 2026.

Per la pensione di vecchiaia ordinaria, il requisito anagrafico indicato è di 67 anni e un mese nel 2027 e di 67 anni e tre mesi nel 2028. Non significa che ogni persona andrà in pensione esattamente a quell’età. Oltre all’età, bisogna soddisfare le condizioni contributive e, in alcuni casi, anche requisiti ulteriori. Per il percorso ordinario, il riferimento generale è almeno 20 anni di contributi. Ma non è una regola universale: esistono requisiti diversi, soprattutto per chi ha iniziato a versare contributi dal 1996, con percorsi che possono prevedere età, anni di contribuzione e condizioni sull’importo della prestazione differenti.

Il punto è semplice: una data nazionale è un riferimento, non la tua data personale di uscita dal lavoro.

Pensione anticipata: contano soprattutto gli anni di contributi

C’è poi la pensione anticipata ordinaria, che segue un criterio diverso dalla vecchiaia. Qui il requisito centrale è l’anzianità contributiva.

Secondo la circolare INPS, nel 2027 il requisito è di 42 anni e 11 mesi di contributi per gli uomini e di 41 anni e 11 mesi per le donne. Nel 2028 sale rispettivamente a 43 anni e un mese e a 42 anni e un mese. Anche qui non basta prendere il numero e segnare il giorno sul calendario. La data in cui maturi i requisiti può essere diversa da quella in cui comincia a decorrere la pensione: le finestre e le condizioni applicabili dipendono dal percorso e dalla gestione previdenziale. Per conoscere la prima decorrenza utile serve verificare il proprio caso presso l’INPS o un patronato.

Questi requisiti riguardano la pensione anticipata ordinaria. Altri canali di accesso hanno condizioni specifiche. Mescolare tutto in un’unica frase, come se bastasse dire che «dal 2027 si va in pensione più tardi», rischia di lasciare fuori informazioni decisive.

Lavori gravosi, usuranti e precoci: non esiste un’unica eccezione

Alcuni lavori gravosi o particolarmente faticosi e pesanti rientrano in deroghe specifiche all’aumento dei requisiti per il 2027 e il 2028. Ma l’esenzione non scatta solo perché un mestiere è pesante. Cambiano le condizioni secondo il tipo di pensione, la durata dell’attività svolta e i contributi versati.

Per esempio, nelle tabelle della circolare INPS n. 28/2026, la pensione di vecchiaia per determinate attività gravose può richiedere almeno 30 anni di contributi. Quando l’attività gravosa è stata svolta per almeno sette anni negli ultimi dieci di lavoro, il requisito anagrafico indicato è 66 anni e sette mesi; per la condizione di almeno sei anni negli ultimi sette, le tabelle riportano 67 anni. Per alcune attività particolarmente faticose e pesanti sono previsti requisiti propri, con almeno 30 anni di contributi e condizioni specifiche di durata lavorativa. Sono fattispecie distinte, non alternative liberamente selezionabili.

Per la pensione anticipata ordinaria delle categorie ammesse alla deroga, le tabelle indicano invece 42 anni e dieci mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e dieci mesi per le donne fino al 2028. Non sono i numeri della pensione di vecchiaia, e non coincidono con quelli dei canali speciali per i lavori usuranti, che seguono requisiti e quote propri.

C’è poi il caso dei lavoratori precoci, cioè persone che, oltre a trovarsi nelle condizioni previste dalla legge, possono far valere almeno dodici mesi di lavoro effettivo prima dei 19 anni. Non tutti i precoci mantengono automaticamente il requisito di 41 anni: per alcune categorie l’INPS indica 41 anni e un mese nel 2027 e 41 anni e tre mesi nel 2028. I 41 anni restano previsti fino al 2028 per specifici precoci addetti ad attività gravose o particolarmente faticose e pesanti, purché soddisfino tutte le condizioni di legge.

Svolgere qualche turno notturno oppure avere un lavoro fisicamente impegnativo non basta quindi per ottenere automaticamente un’esenzione. Contano le mansioni riconosciute, gli anni effettivamente svolti, i contributi, i documenti e il canale richiesto. La circolare precisa inoltre che chi svolge attività gravose o particolarmente faticose e pesanti non ha la deroga dall’aumento se, al momento del pensionamento, beneficia dell’APE Sociale.

Se pensi che il tuo lavoro possa rientrare fra quelli tutelati, la cosa utile è portare i documenti all’INPS o a un patronato e chiedere una verifica puntuale, non prendere una data da un video o da un articolo come se fosse già la tua.

Aumentare l’età di accesso non è rivalutare l’importo della pensione

Qui nasce un altro equivoco. Da una parte ci sono i requisiti per iniziare a ricevere la pensione: età, contributi, condizioni di accesso. Dall’altra c’è la rivalutazione monetaria degli assegni, cioè il meccanismo che riguarda l’aggiornamento degli importi delle pensioni già in pagamento.

Sono due temi differenti. La circolare INPS sui requisiti 2027 e 2028 non dimostra, da sola, quanto aumenterà l’assegno mensile di una persona né quali eventuali modifiche alla perequazione saranno inserite nella manovra 2027. Senza un provvedimento ufficiale che definisca percentuali e condizioni, sarebbe scorretto anticipare importi personali o benefici come se fossero certi.

È una distinzione importante anche quando si leggono le notizie: una proposta politica, una critica di un’associazione e una norma già approvata non hanno lo stesso valore. Trattarle come fossero la stessa cosa porta soltanto confusione.

Immagine elaborata con l'AI: uomo maturo controlla i suoi documenti al computer, con calcolatrice e fogli sul tavolo
Immagine elaborata con l’AI.

Tre controlli concreti che si possono fare già oggi

Non devi conoscere a memoria la legislazione previdenziale per iniziare a fare ordine. Puoi partire dai documenti che riguardano la tua storia lavorativa.

Primo controllo: l’estratto conto contributivo. Sul portale INPS è disponibile la consultazione dei contributi registrati. Vale la pena guardare i periodi di lavoro, i versamenti, gli eventuali vuoti e le diverse gestioni previdenziali. Se qualcosa non torna, non dare per scontato che sia tutto corretto solo perché lo vedi online: verifica e utilizza i canali di segnalazione dell’INPS.

Secondo controllo: una valutazione della propria posizione. Il portale INPS mette a disposizione anche strumenti di simulazione come «La mia pensione futura». Una simulazione è uno scenario basato sui dati disponibili e sulle regole considerate, non una promessa sull’importo né una certificazione definitiva della data di pensionamento. Se ci sono lavori diversi, periodi all’estero, contributi in più gestioni o possibili eccezioni, un patronato o l’INPS possono aiutare a individuare che cosa verificare.

Terzo controllo: il tempo che separa oggi dalle scelte future. Non serve costruire un piano basato su una cifra inventata. Serve capire quali spese sono necessarie, quali impegni si stanno prendendo e quali margini realistici si possono creare o preservare, senza esporsi a promesse di guadagno facile. Se il lavoro dovesse durare più del previsto, conoscere per tempo la situazione è più utile che scoprirla a ridosso della scadenza.

Il punto non è spaventarsi, ma smettere di andare a tentoni

Parlare di pensioni non dovrebbe significare dividere le persone fra chi accetta tutto e chi si arrabbia per qualsiasi cambiamento. Dovrebbe significare chiedere informazioni precise e usarle per decidere meglio.

Al 28 ottobre 2026, i requisiti INPS per il 2027 e il 2028 sono documentati. Ma la tua posizione dipende dalla tua storia contributiva, dalle regole che ti riguardano e dalle eventuali eccezioni. Sulle misure ancora discusse per la manovra, invece, è corretto aspettare testi ufficiali prima di presentarle come certezze.

L’autonomia comincia anche da qui: sapere cosa è scritto, cosa è soltanto annunciato e quale verifica puoi fare davvero.

Hai già controllato il tuo estratto conto contributivo, oppure stai ancora affidando il tuo futuro a una data sentita in televisione? Raccontalo nei commenti.

Ne parlo anche in questo video:

https://www.tiktok.com/@successochemeriti/video/7702102744512924960

Lo stesso video lo trovi anche su Instagram e su Facebook.

Fonti ufficiali e documentazione

  1. INPS, «Pensioni: requisiti aggiornati per il 2027 e il 2028», pubblicato il 17 marzo 2026, aggiornato il 20 aprile 2026: https://www.inps.it/it/it/inps-comunica/notizie/dettaglio-news-page.news.2026.03.pensioni-requisiti-aggiornati-per-il-2027-e-il-2028.html
  2. INPS, circolare n. 28 del 16 marzo 2026, requisiti pensionistici 2027–2028: https://www.inps.it/it/it/inps-comunica/atti/circolari-messaggi-e-normativa/dettaglio.circolari-e-messaggi.2026.03.circolare-numero-28-del-16-03-2026_15199.html
  3. INPS, allegato n. 2 alla circolare 28/2026, tabelle dei requisiti: https://www.inps.it/content/dam/inps-site/it/scorporati/circolari-e-messaggi/2026/03/Circolare_15199/Allegati/16642_Circolare-numero-28-del-16-03-2026_Allegato-n-2.pdf
  4. INPS, «Posizione contributiva – Pensione e Previdenza», servizi per estratto conto, rettifica e simulazione: https://www.inps.it/it/it/previdenza/posizione-contributiva.html
  5. INPS, circolare n. 28 del 16 marzo 2026, testo integrale in PDF: https://www.inps.it/content/dam/inps-site/it/scorporati/circolari-e-messaggi/2026/03/Circolare_15199/Allegati/16640_Circolare-numero-28-del-16-03-2026.pdf

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