Immagini elaborate con l’AI.

Ci sono giornate in cui la fatica non finisce quando si esce dal lavoro. E mattine in cui ci si presenta al proprio posto dopo aver dormito male, con la testa meno lucida del solito. I compiti sono gli stessi, le responsabilità non diminuiscono, ma concentrarsi sembra richiedere più energia.

In una fase di cambiamenti come la perimenopausa o la menopausa, questa esperienza può avere diverse spiegazioni. Il punto non è attribuire automaticamente ogni stanchezza agli ormoni. È evitare anche l’errore opposto: liquidare quello che una persona vive con un semplice «è normale, devi sopportare».

Il problema non è soltanto la vampata

Quando si parla di menopausa, il pensiero va spesso alle vampate di calore. Ma tra i disturbi che possono accompagnare questa transizione ci sono anche sonno interrotto, sudorazioni notturne, cambiamenti dell’umore, difficoltà di memoria e di concentrazione. Il servizio sanitario britannico NHS descrive questi sintomi e ricorda che possono incidere sulla vita quotidiana.

Non tutte le donne li sperimentano e non tutte li vivono con la stessa intensità. Per alcune il cambiamento è contenuto; per altre il sonno disturbato può rendere più impegnative attività che prima sembravano semplici. La cosiddetta nebbia mentale non è un giudizio sull’intelligenza o sulle capacità di una donna: è un modo comune di descrivere una sensazione di minore lucidità. Non è, da sola, una diagnosi.

E soprattutto, se compaiono stanchezza persistente o difficoltà nuove, non è corretto concludere da sole che dipendano necessariamente dalla menopausa. Possono entrare in gioco anche altre condizioni di salute, farmaci, stress, carichi di cura e condizioni lavorative. Un confronto con il medico aiuta a valutare il quadro personale, senza banalizzarlo.

Cosa racconta il sondaggio italiano. E cosa non può dimostrare

Il 14 ottobre 2026 ANSA ha riportato una rilevazione realizzata da AstraRicerche per Bayer Italia su 1.000 donne tra i 50 e i 70 anni, secondo quanto riferito nella notizia. Per completezza: dal febbraio 2026 il gruppo Bayer vende in Italia un farmaco per le vampate della menopausa. Il resoconto segnala anche difficoltà di concentrazione nella vita lavorativa riportate dalle intervistate. È uno spunto per parlarne, non una misura clinica né una stima affidabile per tutte le lavoratrici italiane.

Il rapporto completo della ricerca non è pubblico: non si conoscono il questionario, il modo in cui sono state scelte le partecipanti e su quante donne sono calcolati i dati sul lavoro. Per questo non riportiamo percentuali sul lavoro e non deduciamo che la menopausa abbia causato le difficoltà descritte. La ricerca commissionata da un’azienda può far emergere domande utili, ma i suoi risultati richiedono cautela e confronto con studi indipendenti.

La stessa notizia, però, solleva una domanda importante: quante persone considerano i propri sintomi troppo «normali» per parlarne con qualcuno? Il problema non si risolve con una percentuale. Comincia dal riconoscere che un disturbo vissuto merita ascolto, anche quando non è possibile attribuirgli subito una causa.

Che cosa dicono le ricerche indipendenti

Due revisioni scientifiche pubblicate nel 2025 aiutano a mettere i dati in prospettiva, senza amplificarli.

La revisione di Taylor e colleghi, pubblicata sulla rivista Menopause, ha valutato dieci studi osservazionali. La conclusione è prudente: il semplice stato menopausale non risultava associato in modo costante a peggiori risultati lavorativi. Sul peso dei sintomi e della loro intensità, però, i risultati degli studi erano discordanti, e gli studi avevano limiti metodologici e possibili fattori confondenti.

Un’altra revisione, di Clevis e colleghi su Maturitas, ha incluso 29 studi. Ha trovato associazioni tra alcuni sintomi della menopausa, peggiore qualità del sonno e minore produttività percepita durante il lavoro. Anche qui parliamo di associazioni osservate, non della prova che ogni calo di concentrazione sia causato dalla menopausa. Le due revisioni, però, hanno esaminato campioni, criteri e risultati non identici: non sono due misure direttamente comparabili e non permettono di ricavare un unico effetto della menopausa sul lavoro. Le loro differenze invitano a guardare alla gravità dei sintomi, alle condizioni di lavoro e alla salute complessiva, non a un’etichetta uguale per tutte.

La sintesi più utile è questa: la menopausa non rende automaticamente meno capaci di lavorare; alcuni sintomi possono rendere il lavoro più faticoso e meritano attenzione.

Immagine elaborata con l'AI: due donne sedute a un tavolo di lavoro, una spiega e l'altra ascolta
Immagine elaborata con l’AI.

Anche il luogo di lavoro fa la sua parte

Pensiamo alle condizioni concrete: un ambiente troppo caldo, una pausa difficile da ottenere, un turno che segue una notte con poco sonno, oppure un’attività che richiede concentrazione continua. Non sono situazioni identiche e non possono essere risolte tutte con lo stesso consiglio.

Le indicazioni pratiche del CIPD, un’organizzazione professionale britannica che si occupa di lavoro e gestione del personale, suggeriscono un ambiente in cui sia possibile parlare dei bisogni senza imbarazzo, valutando soluzioni ragionevoli caso per caso: accesso all’acqua, controllo della temperatura quando possibile, pause, flessibilità e dialogo riservato. Sono esempi organizzativi, non diritti specifici italiani che questo articolo intenda certificare.

L’ascolto non deve trasformarsi in un obbligo di rivelare informazioni intime al datore di lavoro o ai colleghi. Il rispetto della riservatezza conta quanto la disponibilità a cercare una soluzione pratica.

Non sopportare in silenzio, ma neppure cercare diagnosi sui social

Dormire meglio, muoversi in modo compatibile con la propria salute, osservare le abitudini quotidiane e chiedere sostegno possono essere passi utili per prendersi cura di sé. Non sono però una garanzia di risoluzione dei sintomi e non sostituiscono una valutazione sanitaria quando serve.

Le linee guida NICE raccomandano un approccio individualizzato ai sintomi della menopausa e una discussione informata sulle possibili forme di supporto e trattamento. Non esiste una risposta da applicare automaticamente a tutte. Anche per questo non è corretto scegliere o modificare terapie seguendo una testimonianza o un contenuto social.

E se una persona è stanca, non significa che abbia «gestito male» la propria vita. Può avere responsabilità importanti, condizioni di lavoro difficili, problemi di salute o più fattori insieme. La consapevolezza serve a comprendere, non a colpevolizzare.

La domanda che dovremmo farci

Quando una donna dice che dorme male, si sente meno lucida o affronta il lavoro con maggiore fatica, la prima risposta non dovrebbe essere né «è tutto nella tua testa» né «è sicuramente la menopausa». Dovrebbe essere una domanda più semplice: che cosa sta succedendo davvero, e quale aiuto può essere appropriato?

Un primo passo concreto, senza attribuire subito un’etichetta a quello che senti, può essere osservare come cambiano sonno, energie e concentrazione e quali situazioni rendono le giornate più difficili. Se i disturbi persistono o interferiscono con la vita quotidiana, condividere queste osservazioni con il medico può aiutare a valutare il quadro. Osservare le proprie abitudini non permette, da solo, di identificare la causa dei sintomi e non sostituisce una visita.

E tu che cosa ritieni più difficile: riconoscere un cambiamento, parlarne con qualcuno oppure trovare le condizioni per affrontarlo anche sul lavoro? Puoi condividere una riflessione senza raccontare dati sanitari personali.

Ne parlo anche in questo video:

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Fonti e approfondimenti

  1. ANSA, 14 ottobre 2026, «Menopausa, il tabù cade ma la metà delle donne la nasconde ancora». Riporta risultati della survey AstraRicerche commissionata da Bayer Italia: https://www.ansa.it/canale_saluteebenessere/notizie/medicina/2026/10/14/menopausa-il-tabu-cade-ma-la-meta-delle-donne-la-nasconde-ancora_677e6ed5-37ac-48d7-9a78-0c7235f53e99.html
  2. Taylor S. e colleghi, Menopause and work performance: a systematic review of observational studies, Menopause 2025;32(8):769–778. https://research.monash.edu/en/publications/menopause-and-work-performance-a-systematic-review-of-observation/ ; https://doi.org/10.1097/GME.0000000000002557
  3. Clevis M.G.A. e colleghi, Are health-related, lifestyle, work-related, and socio-demographic factors associated with work productivity among menopausal women? A systematic review, Maturitas 2025;200:108646. https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0378512225004542 ; https://doi.org/10.1016/j.maturitas.2025.108646
  4. NHS, Symptoms of menopause and perimenopause: https://www.nhs.uk/conditions/menopause-and-perimenopause/symptoms/
  5. NICE, linea guida NG23, Menopause: identification and management: https://www.nice.org.uk/guidance/ng23/chapter/Recommendations
  6. CIPD, The menopause at work: a guide for people professionals, 6 aprile 2026: https://www.cipd.org/uk/knowledge/guides/menopause-people-professionals-guidance/

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